in difesa delle tartarughe del Borneo

Racconti dal Borneo: l’uomo che salva le tartarughe – 1° parte

Durante il mio viaggio nel Borneo malese, ho avuto la fortuna di incontrare persone straordinarie, che con il loro esempio mi hanno colpita profondamente.
Il loro amore per la natura e l’impegno quotidiano che mettono nel difenderla, sono un modello per tutti, un ricordo indelebile per me ed una storia da far conoscere.
Questo articolo parla di Roland, l’uomo che salva le tartarughe nella zona di Tip of Borneo, in Malesia.
La Malaysia (in italiano Malesia) è stata l’ultima tappa del mio viaggio di 6 mesi, il viaggio più lungo che finora ho fatto (escluso quello della vita).
Ho organizzato in completa autonomia tutto l’itinerario compresi gli spostamenti, ed ho viaggiato da sola.
La Malesia è uno di quei luoghi che da sempre mi ha incuriosita: una terra remota e selvaggia, storie di pirati e animali leggendari, un posto ancora poco visitato e conosciuto.

Quando andare in Malesia e nel Borneo

Il periodo dell’anno che avevo a disposizione per raggiungere questo Paese (una quarantina di giorni a cavallo tra i mesi di maggio e giugno di quest’anno), era ed è considerato un buon periodo per visitare la Malesia: ovvio che con una superficie totale di 329750 km quadrati, non si può pretendere di trovare lo stesso tempo in tutto il territorio.
La pioggia battente mi ha accompagnata per un giorno intero quando ero alle Cameron Highlands, il sole non è mancato alle Perhentian Islands e nel Borneo, ho trovato il clima umido tipico della foresta pluviale: è stato un viaggio fantastico, che ha rasentato la perfezione.

Come raggiungere il Borneo malese

Una volta realizzato il fatto che avrei messo piede in Malaysia, mi sono subito attivata per capire come arrivare nel Borneo.
Innanzitutto ci tengo a sottolineare il fatto (molto positivo) che in tutto il territorio malese, per soggiorni inferiori ai 3 mesi, è sufficiente il solo passaporto con una scadenza residua di almeno 6 mesi al momento dell’ingresso.
Inoltre, a giugno 2018, non è previsto il pagamento di alcuna somma per uscire dal Paese.

Per avere informazioni sempre aggiornate, visita il sito del Ministero degli Affari Esteri.
Grazie al link che ti ho appena indicato, potrai inoltre registrare te stesso e il tuo viaggio ed avere, in caso di bisogno, un aiuto da parte della Farnesina:
a tal proposito, leggi qui la mia esperienza riferita al terremoto avvenuto in Ecuador nell’aprile 2016.

I voli da Kuala Lumpur per il Borneo, sono molto economici. Personalmente, mi affido spesso al sito Skyscanner per ricercare i voli meno cari.
Una volta individuato il volo che più mi interessa (tenuto conto del prezzo, della serietà dell’aerolinea e degli orari), effettuo la prenotazione direttamente sul sito della compagnia aerea.

Per un volo di sola andata da Kuala Lumpur a Sandakan (ad esempio), acquistato 3 mesi prima della partenza direttamente sul sito della stimatissima compagnia AirAsia, si spendono solamente 30 euro e pochi spiccioli.

Clicca qui per vedere i voli economici della compagnia aerea Air Asia.

volare low cost nel Borneo e in Malesia

un colorato aereo della compagnia AirAsia

Dopo aver valutato la fattibilità del viaggio in Borneo in base alle condizioni climatiche e dopo aver acquistato il biglietto di volo (destinazione Sandakan nello stato di Sabah), ho iniziato a cercare su internet, come poter vivere esperienze di vita autentica a contatto con le popolazioni locali e con gli animali del Borneo malese.
Infatti questa condizione, rappresenta per me un aspetto importante del viaggio, forse il principale.

Alla scoperta del Borneo, tra la vita nei villaggi e il rispetto degli animali: Roland e le tartarughe di Tip of Borneo

Nell’introdurre questo articolo, ho già scritto che in questa mia esperienza nel Borneo malese, ho incontrato molte persone fantastiche.

Racconterò in un’altra occasione degli affascinanti animali del Borneo, degli orangutan e di come sia riuscita a sfuggire all’inseguimento di uno di questi.
Sicuramente vi parlerò degli uomini che vivono lungo il fiume Kinabatangan e della loro lotta contro la deforestazione causata dalle piantagioni di olio di palma: molte specie animali come gli elefanti e gli stessi orangutan stanno morendo per colpa dell’avidità umana!

Per ora posso scrivere soltanto che quest’ultima è una storia con molte lacrime: le lacrime per lo scempio umano e la morte di tanti animali, e le lacrime per il coraggio delle popolazioni locali, che si battono per il diritto di poter piantare anche solo una piantina che non sia una palma da olio.

Come ho scoperto dell’esistenza di Roland

Stavo cercando informazioni su internet. L’obiettivo della mia ricerca, spaziava su domande quali:

  • “come poter partecipare a progetti di tutela ambientale nel Borneo Malese?”
  • “dove avvistare le tartarughe marine mentre depositano le uova?”
  • “come vivere esperienze di vita con le famiglie del Borneo?”

Dopo molto cercare e leggere, ma senza risultati degni di nota, mi imbatto in un forum scritto in lingua inglese.
Qui scopro dell’esistenza di Roland, un uomo che vive a Lupa Masa, vicino alla città di Kudat e a Tip of Borneo, la punta più settentrionale di tutto il Borneo. Leggo del suo aiuto in favore delle tartarughe marine e della possibilità di trascorrere dei giorni insieme a lui e alla sua famiglia.
“Perfetto!”, penso, “è proprio il luogo che sto cercando!”

in aiuto degli animali del Borneo settentrionale

su questa spiaggia, indisturbate, le tartarughe depositano le uova..

Con queste poche informazioni in mano, riesco anche a reperire un indirizzo di posta elettronica, al quale inizio subito a scrivere (siamo intorno alla metà del mese di maggio 2018, ed io mi trovo già alle Cameron Highlands).

Dall’altro capo dell’email, inizia a rispondermi una persona, ma non è Roland. Ci scambiamo alcuni messaggi, ed il mio arrivo a Lupa Masa, viene fissato per il successivo 10 giugno. Per me va benissimo!

Stabilisco così quale sarà il mio itinerario di viaggio nel Borneo Malese, prima di raggiungere la casa di Roland:

  • arrivo in aereo nella città di Sandakan (1 giugno 2018)
  • tappa a Sepilok
  • sosta di alcuni giorni lungo il fiume Kinabatangan
  • arrivo nella città di Kota Kinabalu
  • viaggio a casa di Roland, vicino a Tip of Borneo
  • rientro a Kota Kinabalu
  • ingresso via aerea in Brunei (festeggiamenti di fine Ramadan e apertura del palazzo del sultano)
  • spostamento via terra fino alla città di Miri (Borneo, Malesia)
  • rientro, in aereo, a Kuala Lumpur e volo per l’Italia il 20 giugno (fine viaggio, sigh)

NB – Per raggiungere la città di Kota Kinabalu, ho atteso, per quasi un’ora e mezza e lungo una strada nei pressi del fiume Kinabatangan, un bus partito da Tawau.
Il viaggio per raggiungere Kota Kinabalu, è durato circa 6 ore e mezza, e il biglietto si fa a bordo con 50 ringgit.
Ecco, della serie prendiamocela con calma, con molta calma.

viaggio in bus nel Borneo

viaggio di sola andata da Kinabatangan a Kota Kinabalu: la vista del monte Kota Kinabalu, 4095 metri di altezza

La strada da Kota Kinabalu a Kudat

Capire come arrivare da Roland partendo dalla città di Kota Kinabalu, è stato tutt’altro che semplice.
Le informazioni erano piuttosto vaghe.
Inizialmente sembrava ci fosse un bus che percorreva questo tratto di strada, ma in realtà si trattava solo di una supposizione senza fondamento.

Sicuramente le 3 notti trascorse a Kota Kinabalu, prima di (cercare) raggiungere Kudat, sono state preziose per comprendere meglio la situazione.
Degno di nota è l’aiuto che con grande amicizia, mi è stato offerto dallo staff del Jk Capsule Hostel, l’ostello dove ho alloggiato durante la mia permanenza a KK, il diminutivo stra utilizzato dalla gente del posto quando si parla di Kota Kinabalu.

Sapevo che Roland mi aspettava a casa sua per il giorno 10 giugno.
A tutti i costi dovevo arrivare lì!
Volevo vedere le uova di tartaruga schiudersi!
Ma Roland, non rispondeva al telefono.
E l’ultima email da me inviata, risaliva al 20 maggio: nessuno aveva riposto al mio messaggio.

Credo che in molti avrebbero rinunciato all’impresa, ma non io.

La mattina del 10 giugno, di buonora, dopo aver visitato velocemente il Sunday Market di KK, mi dirigo verso il Terminal Bandaran.
Da qui sembra che partano dei piccoli furgoncini per la mia destinazione.
L’orario di partenza non si sa. Si suppone che il momento migliore in cui farsi trovare in questo Terminal vada dalle ore 8 alle ore 10, indicativamente, più o meno.

Non c’è nessun problema. Arrivo in orario al Terminal.
Il Terminal non è altro che un parcheggio con diverse file di auto ferme con il motore spento e altrettante vetture e furgoncini con gli sportelli aperti, alcune persone già sedute dentro e degli uomini che ti chiedono, ad alta voce, dove stai andando.
Trovo il mio uomo: sta per partire per Kudat!

Il mio mezzo di trasporto assomiglia ad un’auto furgonata.
L’ultimo passeggero sono io, l’unica straniera a bordo.
Sul sedile in fondo è seduta una coppia di anziani con a fianco il giovane nipote; sul sedile di fronte a loro e dietro al mio, una giovane coppia che scopro subito essere i genitori del nipote; accanto a me, due uomini anziani; di fronte a me, il guidatore a destra e alla sua sinistra un altro passeggero.
I bagagli sono ovunque, infilati in ogni spazio libero.

Pago il biglietto per questo viaggio bizzarro (35 ringgit, 30 se avessi avuto la forza di contrattare), e partiamo in direzione di Kudat.

Faccio un bel pezzo di strada, con una gamba girata e piegata all’indietro e con i miei bagagli in braccio perché a terra è già tutto pieno, non c’è più posto.
Ad ogni chilometro, il mio ginocchio mi fa promettere che la prossima volta viaggerò con meno..
L’arrivo è previsto dopo 3 ore di viaggio.
Inutile dire che la mia presenza desta molta curiosità sugl’altri passeggeri.

L’anziano signore seduto accanto a me, ha un nome impronunciabile.
Di origini cinesi, vive a KK e sta andando a Kudat per rinnovare il porto d’armi, o almeno questo, è quello che riesco a comprendere. Ad un certo punto della strada, in una zona prima di Kota Marudu, ci imbattiamo in un paesaggio stupendo, sovrastato da montagne coperte interamente da foreste. Anche lungo il ciglio della carreggiata, una via non troppo larga ma tenuta bene, le piante sfiorano con i loro rami il nostro passaggio. Per fortuna non vedo palme da olio, ma solo per un breve tratto..

Il simpatico anziano seduto al mio fianco, mi domanda allora dubbioso se anche l’Italia sia verde. Tiro fuori il cellulare, alla ricerca di una qualche connessione internet. Riesco a trovare un flebile segnale, e gli mostro alcune immagine dell’Appennino Tosco-Romagnolo: l’uomo non crede ai suoi occhi, si aspettava un’Italia quasi desertica! Un attimo prima di perdere completamente la connessione, riesco a far vedere al mio compagno di viaggio, anche qualche fotografia di Sansepolcro, la cittadina dove abito in Italia. Affascinato dall’antica architettura e dai panorami, inizio a raccontargli per sommi capi, la storia di questo storico Borgo.

Un importantissimo consiglio, soprattutto se ci rechiamo in luoghi senza segnale internet o se siamo sprovvisti di scheda sim locale, è quello di scaricare per tempo le mappe offline della nostra destinazione e del nostro itinerario. Personalmente, mi trovo benissimo con l’applicazione di Google Maps. In questo modo, anche in mancanza di una connessione internet, è sempre possibile sapere dove siamo, da quale parte dobbiamo andare e quanto è distante la nostra meta.

Un altro avvertimento, soprattutto per coloro che non hanno mai viaggiato in questi meravigliosi angoli di mondo, è quello di prepararsi alla guida spericolata dei moltissimi mancati ma super convinti, piloti di Formula Uno. La maggior parte di loro, conduce il mezzo su cui salirete, senza il rischio del pericolo ne il buon senso. Eppure sono Paesi che non conoscono la frenesia dello stile occidentale, ma evidentemente vogliono recuperare il tempo perso, guidando come dei matti e per divertimento.. Mi dispiace molto scrivere questo ma è la verità.

Ci fermiamo solo per due brevi soste, che tanto non si può mangiare ne bere: siamo in pieno Ramadan. Di nascosto, per rispetto delle altre persone, trangugio quasi strozzandomi un sorso d’acqua.
Ad ogni sosta, dobbiamo prima tirare fuori i bagagli e poi incastrarli nuovamente quando risaliamo a bordo: sembriamo quasi un puzzle umano.

Dopo 4 ore di viaggio, un’ora in più del previsto, arriviamo a Kudat. L’auto furgonata fa un paio di soste per far scendere gli altri passeggeri, ed ogni volta, mi congedo da loro con molta stima e rispetto: mi rendo conto di quanto sia difficile affrontare un viaggio del genere, soprattutto ad una certa età.

Arriva il mio turno.
Vengo fatta scendere lungo ad una strada che sembra essere piuttosto centrale. Arrivata qui, non so come proseguire il mio viaggio. Mi ritrovo a Kudat, sotto il solleone, all’ora di pranzo di una giornata domenicale di Ramadan. In giro neppure i cani, e ai due numeri di telefono che ho a disposizione, non risponde nessuno; quello di Roland nemmeno suona.

Stringo tra le mani l’indirizzo che devo raggiungere e che mi è stato scritto in una delle poche e-mail ricevute: “Lupa masa homestay located at Kampung Bavang Jamal (Turtle conservation) direction before to Kelambu beach (Pantai Kelambu).”
Ok, arrivata a questo punto, posso solo proseguire. In qualche modo.

Alla ricerca di Roland 

Faccio un bel respiro, mi convinco che ce la posso fare e inizio a cercare qualcuno che mi possa aiutare.

Vedo uscire una signora da una saracinesca alzata lungo la strada, a pochi passi da me e vicino ad un crocevia.
Le vado incontro ed inizio a parlarle in inglese.
Con un sorriso timido, la donna velata mi fa capire che non parla inglese. Torna indietro, e dalla saracinesca esce ora un anziano uomo con un copricapo musulmano di colore bianco.
Gli spiego dove devo andare e che credo di aver bisogno di un taxi. Lui mi sorride e mi dice di aspettare lì. Si allontana dalla parte opposta della strada e scompare girando l’angolo.

Passano circa 5 minuti e lo vedo tornare assieme ad un altro uomo, molto più anziano e più basso di lui, anch’esso vestito con i tipici abiti musulmani. Capisco che quest’ultimo è l’autista, ma non parla inglese. Il primo uomo mi spiega che la tariffa standard per dove voglio arrivare io è di 50 ringgit. Accetto, e mi dicono di aspettare ancora. Il primo uomo rientra in quello che sembra essere una sorta di piccolo negozio; l’altro uomo se ne va verso l’angolo da cui era arrivato. Poco dopo ritorna a bordo di una piccola utilitaria nera.

Sul sedile del passeggero, posto davanti sulla sinistra, è seduto un ragazzo sulla trentina.
Entro dentro, e mentre guardo la carrozzeria trasandata, domando diffidente alla stregua di un agente 007, perché siano in due nell’auto.
Il giovane parla inglese. Mi spiega che è il nipote del nostro guidatore, e che deve scendere in un luogo che si trova diversi chilometri prima della mia destinazione. Mi vede sospettosa, ed allora con aria pacifica, mi dice che se preferisco lui resterà a Kudat, in attesa di un altro passaggio. Resto in silenzio ascoltando il mio sesto senso, e gli rispondo che per me va bene, può venire con noi (almeno lui parla inglese). Mi accerto che lo zio abbia capito dove devo andare. Sembrerebbe di si, anche se la mia meta, da quanto comprendo, è piuttosto isolata.

Dopo pochi chilometri, il ragazzo si gira verso di me e guardandomi negli occhi mi domanda: “E tu stai viaggiando da sola nel Borneo?”. Ci penso un attimo, e anche se mi trovavo nel Borneo Malese già da diversi giorni, solo in quel momento realizzo quello che stavo facendo.
Nella mia mente appare così una mappa con due puntini: dove mi trovo e quanto sia lontana l’Italia.

Dopo una decina di minuti, il nipote giunge a destinazione. Scende, ci saluta e noi ripartiamo.
Roland sto arrivando!

con le mappe offline di Google Maps sai sempre dove ti trovi

è tutto vero!! sono arrivata nel Borneo e ora sto cercando Roland e le sue tartarughe!!!

L’incontro con Roland

Meno male ho con me la mappa offline della zona, in cui ho salvato anche la mia destinazione: il Turtle conservation di Roland.
L’anziano guidatore è molto gentile e disponibile, ma purtroppo parliamo due lingue diverse e riusciamo veramente poco a capirci.

Abbiamo lasciato da un pezzo una strada asfaltata e già da un pò ci siamo inerpicati in un sentiero di terra battuta circondato da alte piante e palme da cocco.
Ogni tanto mi guarda e dentro i suoi occhi vedo un punto interrogativo: “Ma questa dove sta andando?”.
In verità, vorrei saperlo anch’io.

Controllo la sua guida nella mia mappa offline.
Di tanto in tanto ci fermiamo, lui indossa gli occhiali e guarda la mappa sul mio telefono.
“Signore, mi dispiace tanto farle perdere tutto questo tempo proprio oggi che è domenica e lei è pure a digiuno”, penso io e spero che il mio modo di fare, possa trasmettere la mia gratitudine all’uomo che parla un’altra lingua.

Alla fine, dopo circa tre quarti d’ora e solo grazie alla mappa, arriviamo nel luogo che dovrebbe essere la casa di Roland.

Vedo un largo spiazzo con alcune piccole capanne e una specie di chiesa sulla destra.
A terra, si alternano piccoli cespugli di un verde rigoglioso e duri sterpi di erba secca.
Alla mia sinistra intravedo un’alta collina, molto ripida e ricoperta da palme da cocco, le quali svettano anche sopra il largo terreno con la chiesa e le poche capanne.
Sta soffiando un vento forte, le fronde degli alberi oscillano vistosamente ed il cielo si è fatto piuttosto grigio.

Ci fermiamo qui con l’auto, e lasciando al suo interno il mio zaino e altri piccoli bagagli, gesticolo cercando di spiegare al mio conducente di aspettarmi lì.
Se quello non fosse stato il posto giusto o ci fossero stati altri problemi, sarei dovuta tornare a Kudat e non volevo farlo a piedi!

Scendo dall’auto e mi dirigo verso una delle capanne posta a qualche decina di metri da me.
Avvicinandomi, vedo che questa è eretta sopra una bassa palafitta, nascosta bene da una spessa siepe.
Procedo ancora e vedo dei bambini che stanno giocando.
Mi presento a loro con uno dei miei migliori sorrisi: la maggior parte ricambia, qualche bambino si nasconde per la timidezza. Domando a loro se conoscono Roland. Appena pronuncio la parola Roland, i piccini si mettono a saltare e mi indicano di seguirli.
Mi giro e faccio segno al simpatico guidatore di aspettare ancora. Lui mi fa cenno di si con la testa e mi sorride.

Io e i bambini, in tutto 5 o 6, ci addentriamo per uno stretto sentiero nascosto tra la vegetazione.
I bimbi mi saltellano intorno, e ad ogni passo, ripetano felici il nome di Roland.

Percorriamo poche decine di metri ed arriviamo ad un’altra capanna anch’essa posta sopra una palafitta.
Ai piedi della scala che conduce alla porta di ingresso, ci sono alcune paia di stivali di gomma e tante, tante infradito.
Mi tolgo le scarpe da trekking, quelle che uso sempre durante i miei spostamenti, e mi arrampico per la scala.

nella maggior parte delle case nel Borneo, prima di entrare si tolgono le scarpe

tanti piedi e piedini… in casa si entra scalzi

Busso alla porta una prima volta, poi una seconda.
La porta si apre e mi appare di fronte un giovane uomo, molto alto, magro e piuttosto abbronzato.
Ha lo sguardo buono e un bel sorriso.

Gli dico che sto cercando Roland e lui mi risponde che l’ho trovato: è lui!

Io sono felicissima per questa notizia!
Roland si mette a sedere alla fine della scala, proprio sopra la tavola di legno che è la porta di ingresso.
Gli racconto delle mail che avevo scambiato un pò di tempo prima con una certa Leny, e che questa mi aveva scritto che lui, Roland, mi avrebbe accolta a casa sua il giorno 10 giugno, proprio quel giorno lì.

Roland ascolta tutto il mio discorso molto attentamente, in silenzio.
Quando finisco di parlare, mi comunica che lui non sapeva niente del mio arrivo.

A questa affermazione, spalanco gli occhi e la bocca e quasi mi prende un infarto.
“Ma come? Ho fatto tutta questa strada, ed ora come faccio?”, penso io.
Mogia mogia, chiedo allora a Roland se posso rimanere lì ugualmente.
Lui mi guarda con la sua aria pacifica e mi risponde di si.

Come i bambini di prima, esulto dalla gioia. Lo ringrazio tantissimo e gli comunico che devo andare a prendere i miei bagagli.

Scendo la scala e mi giro indietro.
L’uomo che mi aveva accompagnata fino a qui, aveva percorso leggero il sentiero con la sua auto, ed ora, con la sua solita dolce espressione, teneva in mano i miei bagagli.

Immensamente grata, lo salutai sicura che lui mi avesse capito: gli sguardi sono più potenti delle parole.
Con la tranquillità che lo aveva contraddistinto sino a lì, lo vidi risalire in macchina e scomparire tra le piante.

la casa di Roland, l'uomo che salva le tartarughe nei pressi di Tip of Borneo, in Malesia

Lupa masa homestay located at Kampung Bavang Jamal (Turtle conservation) direction before to Kelambu beach (Pantai Kelambu)

 

A breve la seconda e ultima parte del racconto Roland, l’uomo che salva le tartarughe a Tip of Borneo e tante, tante foto..

Borneo, una terra ancora incontaminata

tra la pace della Natura, sperando di incontrare le tartarughe..

difendiamo la Natura!!

a pochi passi dalla casa di Roland… indimenticabile

 

NB Ho appena pubblicato la seconda parte di questa esperienza per me fantastica.
Continua a leggere qui.

Spero che questo articolo ti abbia in qualche modo aiutato.
Grazie per la tua lettura.
Cristina – Bagaglio a Bordo

 

2 commenti
  1. Giusi
    Giusi dice:

    Evvai! Un’esperienza meravigliosa, che fa venir voglia di prendere e partire subito per il Borneo!
    Grazie Cristina per la condivisione ed i consigli!

    Rispondi
    • Cristina
      Cristina dice:

      Grazie Giusi, mi fa molto piacere che hai trovato interessante questo racconto 🙂
      Ti auguro tantissimo di poter visitare Lupa Masa. Sarai accolta a braccia aperte!!

      Rispondi

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