bioluminescenza naturale

Plancton bioluminescente, dove vederlo: informazioni e video

È stato sicuramente uno degli spettacoli più incredibili che io abbia visto finora!
Ne avevo già sentito parlare, e durante alcuni dei miei viaggi in Asia, ho sperato di poter incontrare il plancton bioluminescente, ma senza avere alcuna fortuna.

Poi all’imbrunire di un giorno di gennaio 2020, quando meno me lo aspettavo, ecco che l’acqua del mare iniziò ad assumere un aspetto insolito, con le creste delle onde tingersi di un particolarissimo colore tra il verde ed il blu.
– GUARDA IL VIDEO IN FONDO ALL’ARTICOLO –

FITOPLANCTON LUMINOSO E KRILL MARINO, UN INCONTRO MAGICO DA TOGLIERE IL FIATO: DOVE SI PUÒ VEDERE, DI COSA SI TRATTA E PERCHÉ È PERICOLOSO PER L’AMBIENTE

Mi trovavo in Oman, e a differenza del solito in questo viaggio, non ero da sola ma in compagnia della mia amica Pilar, una forte donna spagnola, conosciuta lo scorso anno a bordo di un nave che attraversava i fiordi della Patagonia.

Io provenivo dall’Italia e lei dalla Spagna, e a distanza di quasi un anno dal nostro ultimo incontro, ci siamo risvegliate l’una accanto all’altra, in una camera d’albergo nel pieno centro di Mutrah, uno dei quartieri più affascinanti di Mascate, capitale del Sultanato dell’Oman.
Si, strana storia e viaggio insolito ed intenso, che spero di poter raccontare in un’altra pagina di questo blog.

PLANCTON BIOLUMINESCENTE, QUANDO L’ACQUA DEL MARE DIVENTA UN CIELO STELLATO

Dopo una giornata passata a testare l’essenziale, ma efficiente, trasporto pubblico della più grande città omanita, avevamo deciso di vedere il tramonto a Qurum Beach, una bella spiaggia affacciata sul Golfo dell’Oman e distante una ventina di chilometri da Mutrah.

Scese dall’autobus, ci siamo dirette verso la costa e dopo un breve cammino, abbiamo raggiunto la nostra meta.

A quest’ora del giorno, com’è consuetudine, è molto più facile incontrare le persone del posto. Soprattutto le donne, più o meno coperte dal velo islamico, poco prima del tramonto, escono di casa per ritrovarsi. Se siete una donna, molto probabilmente, sarete invitate a sedervi sulla sabbia accanto a loro, e vi saranno offerti dei dolci fatti in casa o dei datteri, accompagnati da un bicchiere del tipico caffè omanita, inconfondibile per il suo dolce profumo di cardamomo.

Era giunta la sera. Stavamo per lasciare Qurum Beach per andare a visitare l’antico souk (mercato) di Seeb. Avevamo già abbandonato la spiaggia, e ci trovavamo su di una sorta di giardino rialzato, che con un lato, dominava la battigia sottostante.
C’era la bassa marea, e per un’ultima volta, osservai il mare come per salutarlo.

Fu allora che mi accorsi che quell’acqua era cambiata, che quell’acqua era diversa.
Oramai si era fatto abbastanza scuro, e non riuscii a capire subito quello che stava succedendo. Per alcuni attimi, credetti di avere problemi di vista…

Fermai Pilar, e parlando in spagnolo (come sempre tra di noi, o almeno provandoci da parte mia), le dissi: “Pilar quest’acqua è strana”.
Lei, dall’alto della sua esperienza più grande della mia, mi rispose tranquillamente: “È il plancton”.

Rimasi a bocca aperta! Finalmente lo potevo vedere con i  miei occhi.
Ce l’avevo davanti, ma siccome non sapevo si potesse verificare anche in Oman, non l’avevo riconosciuto proprio perché non pensavo di poterlo incontrare qui!

Immediatamente discesi delle grandi rocce che in alcuni punti, grazie anche all’oscurità, sembravano voler essere dei gradini mortali. Raggiunsi la spiaggia e dopo aver compreso che quello che stavo vedendo era davvero reale, iniziai a filmare il video che segue.

Provai quell’emozione disarmante tipica di quando si è bambini, quell’entusiasmo che fortunatamente ancora oggi, posseggo dentro di me, dentro al mio Bagaglio a Bordo.

Seguivo quelle magiche onde srotolarsi l’una dopo l’altra: la bianca schiuma marina si trasformava colorandosi di una tinta tra il verde ed il blu mai vista in natura, e sembrava che nel mare, fossero arrivate le stelle del cielo con il loro brillio.

Ripensai all’aurora boreale, più volte “cacciata” in Islanda. Ancora una volta, mi era stata data la possibilità di poter assistere ad uno straordinario fenomeno della natura!

Sembrava che il fitoplancton bioluminescente, stesse facendo la stessa danza incantata dell’aurora boreale; solo l’elemento naturale li differenziava, uno era nell’acqua mentre l’altra dipingeva il cielo.

Tanta fu la bellezza, la sorpresa e la gratitudine, che forse in segno di rispetto, non ebbi il coraggio ne il pensiero di toccare quell’acqua incantata.

DOVE VEDERE IL FENOMENO DEL PLANCTON BIOLUMINESCENTE

Con concentrazioni differenti, il plancton è presente in tutte le acque del nostro Pianeta, da quelle salate di mari ed oceani, a quelle più o meno dolci di laghi, paludi e fiumi.

Uno dei luoghi più famosi dove vedere il plancton illuminarsi la notte, sono le isole Maldive.

Altri luoghi dove è possibile assistere a questo evento sono:
– Thailandia
– Miri nel Borneo malese
– Cambogia
– Indonesia
– Vietnam
– Giappone
– Taiwan
– Cina
– Galles nel Regno Unito
– Porto Rico
– Jamaica
– California

Ho viaggiato in alcuni dei Paesi sopra menzionati, ma la prima ed unica volta che ho assistito alle Blue Tears (“lacrime blu”, altro nome che identifica la luminosità del plancton) è stata in OMAN.

PERCHÉ IL PLANCTON DI NOTTE SI ILLUMINA?

Il termine plancton deriva dalla parola greca πλαγκτόν, e vuol dire vagabondo.

La capacità di emettere luce conosciuta come bioluminescenza è un fenomeno naturale, ed è il prodotto di una reazione chimica tra un enzima chiamato luciferasi, ed un pigmento detto luciferina. Durante l’incontro tra i due, l’energia chimica viene convertita in energia luminosa.

Questi stessi elementi, luciferasi e luciferina, permettono ad un piccolo animale che noi tutti conosciamo ed abbiamo visto, di potersi illuminare: la lucciola!!!
In realtà, esistono più tipi di luciferina e luciferasi, a seconda del gruppo di esseri viventi a cui ci riferiamo (animali, vegetali, ecc).

i miracoli della Natura

Esempio di bioluminescenza naturale: foto scattata durante un mio viaggio nel Borneo malese

Il plancton è composto da una serie di organismi sia vegetali (fitoplancton) che animali (zooplancton).
All’interno del fitoplancton, vi sono anche i dinoflagellati, una specie di alghe microscopiche di cui vedremo l’importanza più avanti.

Fra gli esseri che formano lo zooplancton, voglio invece ricordare il krill.
Con il termine krill ci si riferisce a dei piccoli crostacei che sono il principale cibo di balene, squali balena, mante ed uccelli marini. Anche il nostro pesce azzurro si ciba di krill, e perciò anche noi, chi più e chi meno, ci nutriamo di zooplancton 🙂

I microrganismi vegetali ed animali costituenti il plancton, grazie alla reazione chimica descritta sopra, possono emettere luce quando vengono eccitati: il passaggio di una barca, camminare sulla battigia, scuotere l’acqua con le mani e lo stesso movimento delle onde del mare, danno vita in determinate condizioni (ad esempio quando il plancton è più numeroso), al fenomeno della bioluminescenza.

Un’altra caratteristica particolare del plancton, è quella di essere formato solo da organismi privi della capacità di nuotare attivamente: quindi, il plancton si lascia trascinare dalle correnti, ed è questo il motivo che spiega il significato del suo nome (vagabondo).

Come per l’aurora boreale, lo spettacolo della bioluminescenza è più marcato e perciò più suggestivo, duranti le notti di novilunio (luna nuova).

Il plancton marino, che pressapoco ha la stessa età della Terra, usa la capacità di illuminarsi per degli scopi ben specifici come ad esempio, difendersi da eventuali predatori (spaventandoli) o al contrario, attirare la possibile conquista amorosa durante le operazioni di corteggiamento.

PLANCTON FLUORESCENTE ED INQUINAMENTO

Vi ricordate dei dinoflagellati di cui vi ho parlato sopra? Ecco, ora vi spiego perché sono importanti.

La grande famiglia delle microscopiche alghe conosciute con il nome di dinoflagellati, è formata da oltre 2000 specie differenti.

Una di queste specie si chiama Noctiluca scintillans, e già il nome da solo, ci da l’idea di quanto questa alga possa essere brillante.

La Noctiluca scintillans è infatti dotata di una grande bioluminescenza, e questo fatto di per se, non rappresenterebbe un problema. Questa piccola alga diventa però pericolosa, quando una normale fase del suo ciclo vitale, la fioritura (algale bloom), avviene in maniera sproporzionata rispetto a quello che dovrebbe fisiologicamente succedere.

Quindi, mentre durante la notte notevoli quantità di Noctiluca scintillans possono regalare ai nostri occhi uno straordinario spettacolo, la verità è che quell’acqua che vediamo, sta in realtà soffrendo! 🙁

Infatti, durante la sua fioritura, Noctiluca scintillans rilascia ammoniaca, la quale in dosi massicce, può provocare la morte di molti abitanti marini, come tartarughe e pesci. Le acque interessate da tale fenomeno si tingono di un color porpora più o meno intenso, motivo per il quale questa manifestazione viene chiamata marea rossa.

In realtà, le maree rosse sono sempre esistite, ma negli ultimi anni, si è assistito ad una loro escalation. Ancora una volta alla base di tutto ciò, c’è l’opera più o meno consapevole dell’uomo: l’azoto ed il fosforo contenuti negli scarichi urbani ed industriali e riversati nelle acque, riducono la normale percentuale qui presente di ossigeno, producendo ovviamente inquinamento ambientale.

Come conseguenza, si assiste ad uno squilibrio delle sostanze chimiche sopra citate, che a sua volta richiama sul posto un maggior numero di dinoflagellati, compresa la Noctiluca scintillans.

Al momento della fioritura di questi microrganismi, presenti come abbiamo visto in modo esagerato, assisteremo perciò alla sopra menzionata marea rossa, con conseguente morte degli abitanti marini e gravi rischi per la salute dell’uomo, tra cui intossicazioni alimentari ed irritazioni respiratorie e cutanee.

Clicca qui sotto per vedere il video del plancton bioluminescente.

 

Spero che questo articolo ti abbia in qualche modo aiutato.
Grazie per la tua lettura.
Lascia un commento.
Cristina – Bagaglio a Bordo 

 

Leggi anche:
Scopri il mio itinerario di viaggio in Patagonia
Leggi il racconto del mio primo incontro con l’Aurora Boreale
La corsa delle sardine nelle Filippine

2 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *