viaggio in Amazzonia

Da Iquitos a Manaus: io, l’Amazzonia e l’adrenalina

In questo articolo, inizio a raccontare del mio viaggio in solitaria nella parte più profonda della foresta amazzonica, nello specifico da Iquitos a Manaus.

Voglio cercare di spiegarti perché per la seconda volta in vita mia, sono voluta tornare in un territorio enorme e selvaggio come quello dell’Amazzonia, e come un’esperienza di viaggio abbastanza estrema come questa, possa essere vissuta da parte di una persona allergica agli insetti, come lo sono io.
– GUARDA IL VIDEO IN FONDO ALL’ARTICOLO –

Tra me e l’Amazzonia, da parte mia, è nato un’amore prima ancora di averla conosciuta.
Già da piccolina, durante le lezioni di geografia, quell’immensa macchia verde dipinta sulla mappa dell’area centro settentrionale del Sud America, mi faceva fare grandi sogni ad occhi aperti.

Fantasticavo su tribù indigene e scimmie birichine dal muso buffo; arbusti giganteschi intrecciati in un abbraccio gli uni agli altri e inflorescenze magiche; suoni misteriosi e fiumi da navigare…

la potenza dell'Amazzonia

una piccola scimmietta fotografata sul Rio delle Amazzoni a Manaus in Brasile

A quel tempo, mai avrei immaginato che l’avrei potuta vedere con i miei occhi l’Amazzonia. Ci speravo, ma al tempo stesso consideravo questa meta troppo lontana, troppo difficile, troppo…

Mai avrei potuto pensare che sarei arrivata lì un giorno, e di sicuro non sapevo che ci sarei andata in compagnia della mia allergia agli insetti. Da bambina non dovevo preoccuparmi per un pizzico di ape o di vespa, ma da grande si…

Nel 2016, durante un viaggio di un mese e mezzo da sola in Ecuador, ho realizzato il sogno di conoscere una parte, seppur piccolissima, della foresta più grande del mondo.

Mi trovavo lungo i margini del Rio Cuyabeno in territorio ecuadoriano, a poche decine di chilometri di distanza dal confine con la Colombia. Scoprii così che tutto quello che avevo immaginato guardando quella grande macchia verde disegnata su una cartina geografica, era davvero realtà!

Dopo questa prima esperienza, il sentimento di attrazione nei confronti dell’Amazzonia, crebbe ancor di più, tant’è che nel corso del 2019, ci sono voluta tornare, sempre viaggiando in solitaria.

In questo secondo viaggio nella giungla più estesa della Terra, ho navigato il Rio delle Amazzoni da Iquitos a Tabatinga. Da qui, a bordo di un aereo, ho sorvolato il fiume più grande del mondo fino a raggiungere a metà giugno del 2019, la città di Manaus in Brasile.

Non so se riesco a spiegarvi bene i sentimenti che un viaggio come questo provoca in me.

Forse l’Amazzonia, rispecchia per certi versi un po’ della mia essenza: è selvaggia, è impenetrabile, nasconde lati non ancora del tutto conosciuti, è forte, è guerriera, ma non è invulnerabile.

Penso esista davvero un richiamo della foresta, un’emozione che lega molti di noi esseri umani agli ambienti naturali, luoghi in cui è possibile avvertire (ed è questo ciò che mi accade) una forte connessione con la Natura e con tutte le creature che questa ospita: ecco, in quei momenti, io mi sento creatura tra tutte le altre creature, riuscendo a cogliere in pieno quello di cui parlava San Francesco d’Assisi.

Provo questo immenso sentimento di pace anche a pochi passi da casa mia, a Sansepolcro in Toscana, un territorio ancora fortunatamente piuttosto intatto, sdraiato lungo un acerbo fiume Tevere che scivola via, ed i luoghi in cui lo stesso San Francesco viveva e meditava.

La stessa pace l’ho provata nella foresta del Borneo, o nel parco Taman Negara in Malesia, e in tutti quei luoghi in cui l’opera della mano umana, risulta essere meno presente rispetto alla manifestazione, spontanea e perfetta, della Natura.

Forse in questi posti, riemerge in noi la nostra vera essenza, e tutte le cellule del nostro corpo, ritornano ad essere in sintonia con l’origine stessa della vita.

Sarà che vengo dai luoghi in cui viveva San Francesco, ma nel mio modo di vedere e sentire “le cose”, il Suo qualificare come fratelli e sorelle il sole ed il vento, l’acqua e la luna, altro non è che un ringraziamento ed un omaggio alla Pachamama, la Madre Terra, divinità venerata dagli Inca, ed ancora oggi viva nella cultura dei popoli andini.

Clicca qui di seguito per leggere uno degli articoli scritti sul mio primo viaggio in Amazzonia in Ecuador.

LA VITA NON È IMMUNE DA RISCHI, E SOLO CHI AVRÀ RISCHIATO POTRÀ DIRE DI AVER VISSUTO

Il richiamo dell’Amazzonia è per me così pressante, una passione così forte che mi porta a sfidare una grave allergia alle punture d’insetto, la quale mi ha causato nel corso della mia vita, ben due shocks anafilattici.

Il primo di questi, avvenne in Italia nell’ormai lontano 2005, mentre il secondo si è verificato nel gennaio 2019 in Thailandia, durante un viaggio sempre in solitaria.

A molti potrò sembrare pazza e forse un po’ lo sono davvero.
Ho deciso di vivere la mia vita al massimo, tenuto certo conto dei rischi a cui vado incontro, ma sapendo anche, che la stessa vita è un azzardo quotidiano.

Ogni giorno in più che ci viene concesso, è un regalo che deve essere accolto mostrando il nostro miglior sorriso, e dobbiamo vivere ogni attimo, inseguendo i sogni e le passioni che ci animano: sempre, o se non altro, bisogna almeno provarci.

Ho scelto di vivere senza rimorsi e rimpianti, o perlomeno, cercando di ridurre la loro presenza ed il loro impatto sulla mia storia, alla più bassa percentuale possibile.

Durante il mio primo viaggio nell’Amazzonia ecuadoriana avvenuto nel 2016, ho sfidato la sorte senza rifletterci su troppo. Erano passati 11 anni dal primo (e terribile) shock anafilattico e forse il ricordo di quanto accaduto, si era affievolito così tanto nella mia mente, da non farmi considerare il fatto che una volta arrivata in mezzo alla giungla, mi sarei trovata a 6 ore di navigazione dal primo centro abitato e anche dal primo ospedale.

Non nego di non aver mai avuto timore durante i giorni passati lungo il Rio Cuyabeno, ma la fortuna fu dalla mia parte, e non ebbi la necessità di spararmi i farmaci che avevo portato con me, adrenalina compresa.

Diversa fu invece la situazione, quando tornai per la seconda volta in Amazzonia.

Nel novembre 2018, avevo pianificato a larghe linee l’itinerario per il mio terzo viaggio in Sud America. Avevo 3 mesi e mezzo di tempo per risalire la Patagonia, fare alcune tappe in Cile, dedicare un paio di settimane alla Bolivia e poi entrare in Perù.

Il viaggio in Sud America sarebbe terminato a Manaus, capitale della regione brasiliana di Amazonas, città che volevo raggiungere navigando il Rio delle Amazzoni a partire da Iquitos (Perù). Così, alla fine di novembre 2018, avevo comprato il biglietto aereo che da Manaus mi avrebbe riportata in Europa verso la fine del successivo mese di giugno.

La mia idea era appunto quella di raggiungere in qualche modo prima Iquitos, metropoli dell’Amazzonia peruviana, e da qui imbarcarmi alla volta di Manaus.

le metropoli della foresta amazzonica

accanto alla piazza principale della città vecchia di Manaus

Su internet, non ero riuscita a reperire molte informazioni circa questa avventurosa traversata. Soprattutto l’area intorno alla Tres Fronteras (la zona della foresta amazzonica in cui confinano Perù, Colombia e Brasile, da qui il nome di Tre Frontiere), sembrava essere avvolta da un fitto mistero, quasi al pari dell’intrigata vegetazione di questo stesso luogo: confidavo sul fatto che in qualche modo me la sarei cavata, come sempre.

Successe però, come ho già accennato sopra, che a gennaio 2019 mi trovassi in Thailandia.
Stavo facendo volontariato in un centro di meditazione buddista, e quello che qui successe mi sembra ancora a distanza di un anno, un fatto quasi irreale.

Fui punta da una vespa di colore nero, appartenente ad una specie mai vista in Italia.
Successivamente, faticai non poco per farmi portare in ospedale. Fui poi ricoverata in stato di shock anafilattico, e una volta dimessa dall’ospedale, una monaca buddista mi buttò letteralmente fuori dal centro di meditazione. Non sapevo dove andare, non stavo ancora per niente bene, e camminai senza meta intorno al niente, finché degli sconosciuti mi offrirono ospitalità e un pasto caldo.

Qui puoi leggere il racconto di quanto mi è successo: prenditela comoda, perché la storia è abbastanza lunga ed è divisa in due parti.
Prima parte
Seconda parte

Devo ammettere che non fu una bella esperienza, non lo fu per niente.
Anche se sono un’incallita sognatrice, devo fare i conti con la realtà e con questa maledetta allergia agli imenotteri (insetti come vespe, api, calabroni, ecc).

Di lì a un paio di mesi, sarei partita per il Sud America, e mentre per la Patagonia, per via del suo clima, non nutrivo particolari preoccupazioni (giuro che vespe e simili ci sono anche qua, le ho viste con i miei occhi!!), per quanto riguardava l’Amazzonia, provavo un sentimento di ansia misto a tristezza/rassegnazione/rabbia, ogniqualvolta mi ritrovavo a pensare a questa tappa del mio viaggio tanto voluta e sognata.

Inutile dire che la domanda “perché proprio io?” rimbalza nella mia testa anche ora che sto scrivendo e sicuramente non cesserà di essere ripetuta finché non risolverò questo problema, cioè mai!

Siccome non esiste una risposta e nemmeno una soluzione, so che devo accettare questa condizione: voler viaggiare in luoghi che sotto molti aspetti rappresentano un rischio per qualunque persona, ma che per me e per coloro che presentano il mio stesso problema di allergia agli insetti, acquisiscono la connotazione di territori estremamente proibitivi, direi pure off limits.

Lo so che cosa stai pensando. Ti vedo mentre con l’aria dubbiosa, ti stai chiedendo che cosa ci sono andata a fare in Amazzonia. Potevo cambiare meta, vero? E invece no.

Appartengo a quella categoria di persone che vengono definite dure come i muli, e siccome sono davvero molto testarda, non potevo (e non posso) permettere che qualcosa o qualcuno, si intrometta nei miei piani.
La vita è la mia, e a quanto pare sembrerebbe essercene solo una. Perciò in Amazzonia ci sono tornata, modificando un po’ mio malgrado, l’itinerario (pre-pizzico-di-vespa-thailandese) che avevo pianificato.

Così, una volta arrivata ad Iquitos, mi sono imbarcata su di una barca rapida che in circa 10 ore di navigazione sul tanto amato Rio Amazonas, mi ha condotta sino a Santa Rosa de Yavarí, piccola cittadina peruviana situata su di un isolotto circondato dalle acque del famoso fiume: ero arrivata nel punto esatto delle Tres Fronteras!!

Da qui, a bordo di una barchetta e in una decina di minuti, ho oltrepassato il limite peruviano per entrare in Colombia, raggiungendo la città di Leticia, in cui mi sono fermata per alcuni giorni.

Successivamente, oltrepassando un confine di Stato che più labile non si può (quello terrestre tra Colombia e Brasile), ho raggiunto l’aeroporto della città brasiliana di Tabatinga, dove sono salita su di un aereo che mi ha condotta infine a Manaus.

Se non avessi avuto uno schock anafilattico a così breve distanza da questa traversata tanto bramata, avrei di certo navigato tutto il Rio delle Amazzoni da Iquitos sino a Manaus.

Purtroppo, nei soggetti allergici, la reazione anafilattica che segue la precedente, presenta un livello di gravità maggiore rispetto all’episodio antecedente: in poche parole, se dopo pochi mesi mesi dal pizzico thailandese, fossi stata di nuovo punta da un altro insetto a cui sono allergica, beh, sarei stata tanto, ma tanto male.

Perciò ho dovuto trovare assolutamente un piano alternativo per cercare di contenere i rischi:

– essendo Iquitos una metropoli, all’occorrenza, potevo di certo contare sulla presenza di un ospedale
– aver preso una barca rapida per navigare quasi 500 chilometri del Rio delle Amazzoni, mi hanno permesso di fare ugualmente l’esperienza che volevo fare, ma limitando il tempo in cui mi sono trovata lontana da strutture pronte ad affrontare un’urgenza o un’emergenza
– decidere di fermarmi qualche notte a Leticia è stato fattibile in quanto, nonostante mi fossi trovata in piena foresta amazzonica, questa città è provvista di strutture sanitarie
– per Manaus, è valso lo stesso presupposto di Iquitos

Mio malgrado, non ho potuto prendere parte ai tours come avrei voluto: mi sarei dovuta allontanare troppo da ciò di cui avrei avuto bisogno in caso di necessità… In compenso, vi potrò raccontare come trascorrere le vostre serate ad Iquitos e a Leticia!

L’unica escursione che non ho voluto perdere, e che ha rappresentato un caposaldo del mio itinerario fin dalla fase di pianificazione del viaggio in Amazzonia, è stato vedere l’incontro dell’acque a Manaus. Qui infatti, l’acqua scura del fiume Rio Negro scorre accanto all’acqua marrone chiaro del fiume Rio Solimões, e questo fenomeno proprio non potevo mancare di vederlo 🙂

uno dei fenomeni più bizzarri ed emozionanti della natura

Era uno dei miei tanti sogni da realizzare, e ce l’ho fatta!!!

Con questo forzato cambio di programma, non solo ho navigato il Rio delle Amazzoni, ma l’ho anche sorvolato: della serie, non tutto il male viene per nuocere, e non sempre ma spesso, un evento sfortunato ci può regalare qualcosa di buono!

Presto ti racconterò più in dettaglio com’è andata 😉

Prima di concludere, voglio darti un paio di consigli, sia che tu sia allergico agli insetti oppure no:

1 – Quando arrivi a Santa Rosa de Yavarí, non c’è bisogno di farsi portare al’ufficio doganale qui presente per mettere sul passaporto il timbro di uscita dal Perù.

Preparati, perché ci proveranno a farti bere questa cavolata! La corsa in barca per fare questo giro costa pochi euro, ma è del tutto inutile!

Se da Santa Rosa de Yavarí (Perù), vuoi andare a Leticia (Colombia), fatti portare con una barca al Puesto de Control Migratorio Fluvial (in pratica un ufficio doganale), che si trova proprio a Leticia lungo le sponde del Rio delle Amazzoni.

Già da circa un anno infatti, in questa struttura (che è una palafitta), è possibile timbrare il passaporto sia in uscita dal Perù che in ingresso in Colombia. Qualunque sarà il tragitto che farai, qui ci dovrai passare per forza se vuoi entrare in Colombia.

frontiera Las Tres Fronteras Amazzonia

poi un’altra volta vi racconto com’è camminare lì sopra con lo zaino sulle spalle….

2 – Esiste un’app molto interessante che si chiama Rome2rio.

Io ho iniziato ad utilizzarla da un po’ di tempo e devo dire che è molto utile.
In pratica, è un’applicazione gratuita ed utilizzabile anche da PC, che ti indica come andare da un luogo all’altro, e quali mezzi sono presenti per poter effettuare quel determinato percorso.

Per quanto riguarda mete insolite e non facilmente raggiungibili, è possibile che Rome2rio non fornisca informazioni su come spostarsi tra le località che stai cercando: potrai visualizzare il percorso, ma non avrai dati su come effettuarlo.
Stranamente, io trovo utile anche questa circostanza, in quanto puoi vedere la distanza tra i luoghi che vuoi raggiungere, e al tempo stesso intuire che questa tappa del tuo viaggio, sarà meno facile da realizzare e perciò potrà rallentare la tua tabella di marcia.

All’epoca in cui cercavo notizie circa il mio viaggio da Iquitos a Manaus, l’applicazione Rome2rio, era ancora sprovvista di dati su questo itinerario.

Ho ricontrollato l’app poco tempo fa, ed ho visto che attualmente vengono fornite informazioni su questo percorso!

Puoi consultare Rome2rio cliccando qui.

In attesa del prossimo articolo, vi lascio alcuni video.
I primi due che vedete, hanno uno scopo conoscitivo/divulgativo:

– nel primo, sto filmando l’inizio della mia reazione allergica avuta in Thailandia
– nel secondo video, potete conoscere come deve essere utilizzato l’autoiniettore di adrenalina/epinefrina, dispositivo salvavita fornito gratuitamente dal nostro Sistema Sanitario Nazionale, a tutti i soggetti allergici con rischio di schock anafilattico

Nel terzo ed ultimo video, potete invece ammirare l’Amazzonia ed il fiume Rio delle Amazzoni, ripresi da dietro il finestrino di un aereo: le immagini del tramonto, riguardano il tragitto che ho fatto da Tabatinga a Manaus, mentre quelle dell’alba, sono l’arrivederci che da Manaus ho dato alla foresta amazzonica.

Spero che questo articolo ti abbia in qualche modo aiutato.
Grazie per la tua lettura.
Lascia un commento.
Cristina – Bagaglio a Bordo 

Leggi anche:

Come organizzare un viaggio in Amazzonia

Consigli utili per un viaggio in Amazzonia

Pensieri e consumismo dopo 100 giorni di viaggio in solitaria

4 commenti
  1. Dario
    Dario dice:

    Ciao cristina, complimenti per il viaggio seppur incompleto. Era, quando ero un viaggiatore anche io (e spesso in solitario, ho girato il mondo intero), uno dei miei sogni, delle mie mete, fare il percorso da Iquitos a Manaus. Circostanze di vita mi hanno impedito di farlo. ma in Amazzonia ci son stato; una settimana intera nel Parco del Manu, a nord di Cusco. Splendida avventura. E ti comprendo quando parli degli insetti: io mi ungevo continuamente di repellente, in media ogni 2-3 ore. Portavo sempre il cappello in testa. unico problema era quando mi lavavo le mani. Subito dopo me le ritrovavo piene di punture di chissà che tipo di insetti. E che nemmeno vedevi….questo era la cosa più incredibile. e non erano semplici punture ovviamente….veri e propri buchi con fuoriuscite di sangue.

    Rispondi
    • Cristina
      Cristina dice:

      Ciao Dario, mi fa molto piacere trovarti qui nel mio blog e grazie per il tuo commento 🙂
      Anche se è vero che avrei voluto fare tutta la tratta Iquitos-Manaus in barca, ora posso dire che invece “è andata bene così”: è stato ugualmente meraviglioso poter vedere il Rio delle Amazzoni e l’Amazzonia anche a bordo di un aereo e questa esperienza non avrei potuto farla se avessi effettuato l’intero tragitto solo in barca.
      Quindi, alla fine, non tutti i mali vengono per nuocere 😉 (devo trovare sempre un risvolto positivo!).
      Per quanto riguarda gli insetti, io ho una vera e propria allergia… mannaggia! Poco prima di andare in Amazzonia ho avuto uno shock anafilattico in Thailandia (puntura di vespa): qui puoi vedere il video
      Prima o poi ci tornerò in Amazzonia!
      Cusco mi è piaciuta molto, nonostante i taaantiii turisti (sono stata in questa zona per circa 20 giorni).
      Ti auguro, e mi auguro, tanti nuovi bellissimi viaggi!
      A presto 🙂

      Rispondi
  2. Gian Luca Campagna
    Gian Luca Campagna dice:

    che meraviglia. L’Amazzonia è sempre stata il mio sogno proibito. Complimenti per il sito web, ricco di spunti, riflessioni, suggestioni

    Rispondi
    • Cristina
      Cristina dice:

      Ciao Gian Luca, grazie per il commento 🙂
      Sì, l’Amazzonia è davvero un sogno, una meta fantasticata e ambita da ogni avventuriero e avventuriera amante della natura.
      Ti auguro presto di scoprire questa affascinante e immensa meraviglia, e mi auguro di poterci tornare presto!
      Ti ringrazio ancora per le tue parole, carburante in questo periodo non proprio al massimo.
      A presto.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *